....il magazzino era buio e spoglio, la pioggia rimbalzava sui vetri sporchi delle finestre e l'umidità acuiva l'aspro odore della muffa. Cominciava ad essere tardi, il suo corpo era stanco di aspettare e la sua mente non riusciva a disincagliarsi da quei ricordi. Il tempo passava mentre il sudore cominciava a ricoprirle il corpo, ma perchè quell'imbecille tardava? perchè la pace le sembrava d'improvviso impossibile da raggiungere? questi pensieri galleggiavano ancora nella sua mente quando il cigolio della porta arraginita venne ad annunciare l'arrivo di Fraiser. Sembrava più trafelato del dovuto, ma ad essere sinceri non le importava , tutto quello che voleva Fraiser lo lasciò cadere, senza dire niente, nel palmo della sua mano. Fissò incredula il prisma straluscido che aveva inseguito per anni...attese di essere sola quindi, con un gesto a lei familiare, scostò leggermente la ciocca di capelli che le copriva la fronte e senza esitazioni o ripensamenti inserì il cip ed attese che il miracolo avvenisse.
Passarono pochi minuti e finalmente, il mondo, come lei lo conosceva, smise di esistere
....improvvise nella sua mente e nei suoi occhi immagini a centinaia, migliaia, una cascata intera di quella che era stata (e forse ERA ancora)la vita di colui che per anni aveva brillato incontrastato nel giro dell'underground digitale con il nome di Black Dampire e che ora stava rivivendo e reinventandosi dentro di lei.
Strade, vicoli, volti suoni, vibranti visioni della matrice volteggiavano come falene impazzite alla luce di una lampada nella sua testa, tra i suoi neuroni, un fiume incontrollato di correnti sinaptiche la stava trascinando nel vortice dell'incoscienza, forse dell'onnipotenza, ma se avesse resistito, se fosse riuscita a governare quel mare in tempesta, questo lei lo sapeva bene, sarebbe diventata inafferrabile e quella vendetta, attesa in un'infinità di notti senza tempo, quella vendetta avrebbe finalmente trovato l'altare su cui immolarsi.....
....stava viaggiando, lo sapeva, lo sentiva in ogni fibra del suo essere: un viaggio indietro nel tempo e nello spazio, all'interno di quell'uomo la cui genialità aveva sfiorato la pazzia, la cui inarrestabile sete di conscenza ed informazione, l’aveva portato un giorno come tanti a dissolvere, come evanescente nebbia notturna, tra gli iper link della rete, sfolgorante agglomerato elettrico nell'intrico delle vie neurali e lei, lei lo aveva fiutato, cercato, smarrito, seguito, ritrovato nel labirinto delle relazioni umane e telematiche, lo aveva braccato senza fermarsi mai solo per avere il potere, quel potere che ora, seduta davanti alla sua consolle, in proiezione verso il cyber spazio, sentiva scorrere come la più potente delle droghe nel suo sangue ed in tutti i suoi pensieri.
Ce l'aveva fatta, ora si, la Osaka Corps sarebbe stata sua...
....quella sarebbe stata l'ultima incursione della sua vita e lei ne era perfettamente consapevole mentre accendeva il deck e innestava il cavetto di connessione neurale...l'ultima incursione: la più spettacolare.
Per la prima volta la matrice le apparve in colori smeraldo rossastri come se qualcosa fosse giunto a sconvolgerne l'ordine apparentemente casuale.
Nere striature di energia le sibilavano accanto come traccianti, ma era come se non li vedesse o meglio ciò che vedeva, percepiva, erano infiniti flussi di codice che le turbinavano accanto e intorno, forse anche dentro, man mano che il parallelepipido vorticante della Osaka Corps si faceva sempre più vicino, sempre più nero, sempre più minaccioso...poteva sentire chiaramente qualcosa, forse qualcuno, sorridere nell'angolino più recondito della sua mente, un sorriso che si dilatò e sgranò in un ghigno feroce quando la miriade di luci che si sprigionavano da lei presero a perforare con millimetrica precisione la lucida e non più inviolabile parete di quel parallelepipedo...Black Dampire si era destato nel suo sfolgorante potere e devastante splendore e ogni difesa era vana, ogni attacco incontrastabile...la Osaka si stava sgretolando sotto i suoi occhi, si accartocciava su sè stessa impotente e l'esplosione di quelle pareti fu l'ultima cosa che vide prima che la sua mente si espandesse oltre i confini della ragione per poi contrarsi nel silenzio del nulla.
Era finita, l'aveva sempre saputo, era finità lì, in quel vecchio magazzino: Dygo era stata vendicata, la sua anima riposava ora nel paradiso dei cowboy e poco importava, davvero, che tutto ciò che ne rimanesse, di quella sua spettacolare vendetta, fosse un corpo di donna abbandonato su un deck di seconda mano ed un traslucido prisma nero che continuava a brillare e roteare su se stesso nell'oscurità della stanza
THE END